ALPINISTI DI IERI

ALPINISTI DI IERI

Per la maggioranza dei ragazzi essere alpinisti negli anni dal 53 al 56/57 del secolo scorso, equivaleva ad essere eroi.

Non si aveva un soldo in tasca, ci si arrangiava come si poteva, corde di canapa, giacche a vento di cerata, scarponi con suole di cuoio, zaini ricavati dai teloni usurati dei camion, coperte militari al posto dei piumoni ecc.

Nelle gite sci-alpinistiche chi non poteva permettersi le pelli di foca, anche artificiali, si industriava a legare una serie di cordini attorno allo sci, bagnava i cordini e metteva gli sci, legati come dei salami, fuori del rifugio a gelare in modo che il ghiaccio solidificato che si formava sui cordini faceva presa per la salita.

E’ anche vero che se per caso si possedevano indumenti nuovi si provvedeva ad usurarli un pochino strofinando un po’ il fondo schiena e le ginocchia sulla pietra perché, allora, la distinzione di abilità alpinistica era tra:

- “BUFERATI” – quelli che avevano gli indumenti lisi in quanto già usati in montagna e quindi alpinisti provetti

- “CANNIBALI” – quelli che avevano gli indumenti ancora nuovi e quindi erano principianti e quindi di una casta inferiore.

Alimenti energetici al seguito: panini di pane e margarina, marmellatini solidi, l’immancabile fornelletto da accendere con le pastiglie di “meta” per un the ristoratore, solo che più sali di quota e più l’acqua bolle a bassa temperatura, per cui il the risultava un tiepido schifo.

C’era molta solidarietà, chi aveva qualche cibaria in più la condivideva con tutti.

Mezzi di trasporto: quasi sempre il treno.

I più abili (tra cui Luciano eterno spiantato) erano diventati esperti nello scendere e risalire ad ogni fermata per evitare i controllori in quanto non avevano i soldi per il biglietto.

Luciano che non aveva quasi mai le 300 lire per pagare il pernottamento al “Mariana” (Mariannina Levi), allo scopo di attirare possibili avventori vicino al rifugio si esibiva in performance di arrampicata “in artificiale” sui massi davanti al rifugio, così il gestore, che aveva qualche cliente in più, gli condonava il pernottamento.


In genere si arrivava con i mezzi di trasporto pubblici al paese più vicino alla base dell’escursione e poi si proseguiva a piedi.

Per esempio: per arrivare allo Scarfiotti e proseguire per il percorso dei “ tre rifugi” si saliva a piedi da Bardonecchia.

Adesso ci si arriva tranquillamente in macchina al rifugio.

LUCIANO era vice presidente della Società Alpinistica FALCHI con sede a TORINO via dei Mercanti( così non pagava il pullman in quanto “dirigente”)

Con il suo “primo” di cordata ATTILIO FARINA hanno fatto dell’alpinismo importante, aperto alcune vie sulle pareti della Militi e della Torre Germana in Valle Stretta.

Una volta sono rimasti bloccati in parete ed è arrivato a soccorrerli Valter Bonatti(che a quel tempo era “confinato” a Bardonecchia), e di quell’avvenimento ne hanno sempre parlato con orgoglio.

Orgoglio di essere stati bloccati in parete ? Boh!

Purtroppo nel 1956 alcuni amici sono morti in montagna: Rita Bonino sulla Rosa dei Banchi in una gita sci-alpinistica e Carlo Villata in Francia, nella traversata di un ghiacciaio.

Per ricordarli hanno costruito un bivacco per Carlo sulla nord del Viso e per Rita hanno piazzato una croce ed una targa in parete sulla Rosa dei Banchi.

Luciano è stato co-fondatore della sezione CAI di Candiolo e del mitico SCI CLUB che, negli anni della “congiuntura”, (1971/73) portava a sciare, oltre che i ragazzi Candiolesi altri sciatori ed accompagnatori, “ raccolti” in piazza Bengasi a Piobesi ed a Vinovo.

Si completavano quasi sempre due pullman ed una volta addirittura tre, in occasione di una gara di sci. Luciano abile sciatore

ha insegnato a sciare a molti ex ragazzini Candiolesi e con tenacia ha fatto fare esperienze di “traversate” con gli sci anche a sciatrici e sciatori principianti tipo: la discesa a Zermatt dal Plateau Rosa

e la “traversata del Monte Bianco” fino a Chamonix per quelli un po’ più coraggiosi.

Lo SCI CLUB partecipava a molte gare sciistiche organizzate dal coordinamento degli Sci club ed a tutte le manifestazioni locali attinenti alla montagna, tipo: organizzato l’imbandieramento del paese in occasione dell’inaugurazione del monumento agli Alpini nel 1974 partecipando compatto alla sfilata

Il suo rammarico era di non poter più partecipare alle gite per motivi di salute e di età,

ma il destino gli ha concesso almeno di dare l’addio alla vita terrena tra le sue montagne.